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IL BOSANO

Il territorio del Bosano, situato nella Sardegna nord occidentale, comprende i territori comunali di Bosa, di Montresta e piccole porzioni di Suni. Si trova all’interno della regione storica della Planargia ed offre una grande varietà di ambienti naturali di rara bellezza. Geologicamente la regione è costituita da un imbasamento di vulcaniti con rocce andesitoidi, trachitoidi, liparitiche al di sopra del quale troviamo orizzonti piroclastici (tufi pomicei). In limitate porzioni di territorio le intrusioni marine hanno poi sovrapposto sedimenti, ricoperti a loro volta da basalti molto più giovani. Lungo la costa sono presenti degli arenili recenti e lungo il fiume Temo ed il rio Thuras dei riempimenti vallivi.

Rocce andesitiche

Le andesiti più antiche si riscontrano nel complesso di capo Marrargiu, esse hanno un colore grigio-bruno, volgente al nerastro nelle facies più compatte. Per composizione ed età ( 29/30,5 milioni di anni, periodo Oligocene) vengono accomunate alle vulcaniti dell’Europa centro occidentale, alle quali erano collegate e dalle quali si separarono durante la rotazione antioraria del blocco sardo corso sino ad assumere l’attuale posizione meridiana al centro del Mediterraneo occidentale. Le spinte tangenziali che portarono all’innalzamento della catena alpina causarono qui un contraccolpo e determinarono un’intensa attività vulcanica che continuò sino a tempi relativamente recenti. Proprio questa origine, determina un aspetto molto movimentato nei suoi paesaggi ed un gradiente altitudinale che si sviluppa dal livello del mare sino alla quota di 802 metri nel monte Mannu in soli 2250 metri circa in linea d’aria.

Panorama da Monte Mannu

In queste diversità di altitudini, di esposizioni e di composizione dei suoli, si riscontrano vari orizzonti vegetazionali riscontrabili in Sardegna ed un alto numero di endemismi botanici, che sono ai più sconosciuti. Lungo la costa, le macchie e le boscaglie litoranee sono composte da piante rustiche, dette pioniere per la loro capacità di sopportare la forte salinità, l’azione meccanica dei venti dominanti e la siccità accompagnata dalle alte temperature estive. Troviamo il Finocchio Marino (Crithmum marutimum), l’Elicriso (Helicrysum italicum), il Rosmarino (Rosmarinus officinalis), il Ginepro Fenicio (Juniperus phoenicea), l’Euforbia (Euforbia dendroides), il Calicotome (Calicotome villosa), il Cisto Marino (Cistus monspeliensis), la Palma Nana (Chamaerops humilis) e tra gli endemismi lo splendido Erodium corso, il Seseli bocconi e il Limonium bosanum.

Erodium corso

Quando l’azione del mare viene mitigata, la macchia inizia a sollevarsi e ad avere una copertura più fitta. Il Lentisco (Pistacia lentiscus) è l’essenza dominante. A seconda dell’altitudine e l’esposizione la troviamo insieme alla Fillirea (Phillyrea latifoglia P. angustifolia), l’Alaterno (Rhamnus alaternus), l’Erica arborea e l’Erica scoparia, il Mirto (Myrtus communis ), i Cisti (Cistus sp. pl.), ed in alcune zone del territorio a nord ovest forma, insieme all’ Olivastro (Olea europaea oleaster), l’antica associazione vegetale denominata oleo-lentiscetum, nelle cui radure fioriscono altri endemismi quali il Latte di gallina (Ornithogalum corsicum), lo Zafferanetto di Sardegna (Crocus minimum) e lo splendido Pancrazio o Giglio stella (Pancratium illyricum).

Pancratium illyricum

Sono presenti anche estesi ambienti boschivi con un fitto sottobosco, come il comprensorio che da monte Mattagiana arriva a Silva Manna costeggiando il fiume Temo. Qui l’opera dell’uomo ha agevolato la Quercia da sughero a discapito della copertura originaria di Lecci. Dalla parte opposta del Temo e intorno a Monte Mannu e Sa Pittada antichi esemplari di Roverelle e ridotte estensioni di leccette pure sono testimoni delle coperture arboree originali.

Zone boschive lungo il Temo

In questa varietà d’ambienti erano presenti tutte le specie animali più rappresentative della fauna sarda e le carte topografiche riportano ancora i loro nomi: Punta Crapolu (cima del Daino), Cala de su Oe (cala della Foca Monaca), Punta de s’Abilone (cima del Falco pescatore) ecc. Oggi, dopo che i rappresentanti più nobili dei mammiferi come Cervi, Daini e la Foca Monaca sono estinti, restano Cinghiali, Volpi, Gatti selvatici, Martore, Donnole, Lepri e Conigli. I rettili e gli anfibi sono ben presenti: il Biacco (Coluber viridiflavus),

Il Biacco

la Natrice viperina (Natrix maura), la Luscengola (Chalcides chalcides vittatus), il Geco comune (Tarentola mauritanica), il Tarantolino (Euleptes europea), il Geco verrucoso (Hemidactylus turcicus), la Testuggine marginata (Testudo marginata), la Tartaruga d’acqua (Emys orbicularis),il Rospo smeraldino (Bufo virdis) e gli endemici Discoglosso sardo (Discoglossus sardus), Raganella sarda (Hila sarda), Algiroide sardo (Algyroides fitzingeri), la Lucertola campestre (Podarcis sicula cettii), la Lucertola tirrenica (Podarcis tiliguerta) e il Gongilo (Chalcides oscellatus tiligugu).

La Tartaruga d'acqua

Sono però soprattutto gli uccelli, per la loro varietà, numero e, in alcuni casi, rarità i migliori rappresentanti del territorio: sulle coste Gabbiani reali (Larus michahellis) e alcune coppie di Gabbiano corso (Larus audouinii), Marangoni dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis) , Berte maggiori (Calonectris diomedea) e Piccioni selvatici (Columbia livia). Tra le boscaglie e i rocciai un gran numero di silvidi e passeriformi:

Femmina di Culbianco

dalla Magnanina sarda (Sylvia sarda) alla Sterpazzola di Sardegna (Sylvia conspicillata), dal Passero solitario (Monticala solitarius) al Culbianco (Oenanthe oenanthe)e allo Zigolo nero (Emberiza cirlus), dall’Averla piccola (Lanius collirio) all’Averla capirossa (Lanius senator),per citarne alcuni.E ancora: la Pernice sarda (Alectoris barbara), il Succiacapre (Caprimulgus europaesus), l’Upupa (Upupa epops).

Maschio di Zigolo nero

Nei boschi: la Ghiandaia (Garrulus glandarius), il Picchio rosso maggiore (Picoides major), il Torcicollo (Jynx torquilla), il Colombaccio (Colomba palumbus), la Tortora (Streptopelia senegalensis), il Cuculo (Cuculus canorus) ecc. I rapaci sono poi diffusi in gran numero e con numerose specie. Tra i migratori (passi autunnali e primaverili): l’Albanella minore (Circus pygargus), il Falco di palude (Circus aeruginosus), il Falco pescatore (Pandion haliaetus), Tra i nidificanti:  l’Astore (Accipiter gentilis arrigonii), lo Sparviero (Accipiter nisus), la Poiana (Buteo buteo), il Gheppio (Falco tinnunculus), il Falco pellegrino (Peregrinus brookei), e i più rari Grillaio (Falco naumanni), Nibbio reale (Milvus milvus) e Falco lodolaio (Falco subbuteo). Vi è poi l’Aquila reale (Aquila chrysaetos), che essendo all’apice della catena alimentare, ha bisogno di ampi spazi ed è qui presente con 2 coppie territoriali. Per ultimo, ma sicuramente il più importante e conosciuto rapace della zona, troviamo l’avvoltoio Grifone (Gips fulvus), qui presente come ultima popolazione autoctona d’Italia e come l’unica del bacino del mediterraneo occidentale a nidificare, con alcune coppie, su falesie marine. Questo è potuto avvenire grazie alle favorevoli condizioni presenti nel territorio, ossia una moderata antropizzazione, legata ad una scarsa densità di popolazione che garantiscono ancora gli spazi vitali per la specie e soprattutto una pastorizia praticata ancora con metodi tradizionali, negli stessi luoghi e negli stessi tempi da secoli, che fanno del Grifone il simbolo stesso di questa arcaica attività…

Esemplare adulto di avvoltoio Grifone in volo